Daniele Capuozzo

 

NEWS  VINCITORE DEL PREMIO NUX - FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI MILANO

HOME

Un Ragazzo che non c'è

Presentazione Napoli

Presentazione Casoria

Ritratto di una sconosciuta

Poesie

Fotografie

Dolce al soffio

Convegno con bambini della "Carducci"

Articoli

Recensione Alessandro D'angelo

Recensione  Alessia Mocci

Premio internazionale Nux Giovani talenti

 

Link Amici

 

 

 

 

 

La Voce del Quartiere
Non riceve alcun  finanziamento pubblico
 

           Giornale online  di politica, cultura, informazione e sport         

                               diretto da Luigi Antonio Gambuti 

 

UN RAGAZZO CHE NON C’E’

Silloge poetica di un quindicenne

Il 20 gennaio 2011 l’incantesimo della poesia ha donato un momento magico a Casoria; presso l’auditorium del 29° Distretto Scolastico è stata presentata la raccolta di poesie, intitolata "Un ragazzo che non c’è" . Ciò che rende il momento degno di nota è che l’autore è un quindicenne, alunno del Gandhi. Hanno relazionato, avvicendandosi a più riprese, il presidente del distretto, prof Francesco Palladino e la prof.ssa Vittoria Caso, vicepresidente.

<<Le riflessioni di ragazzi e ragazze – ha esordito Palladino - aiutano noi adulti in un’impresa certamente non facile: comprendere il complesso universo giovanile. E’ sicuramente per tanti adulti una sorpresa cogliere la profondità del loro sentire>>

Entrando nel vivo dell’argomento, ha aggiunto: <<Delicatezza e dolcezza sono i tratti caratterizzanti questi versi , non privi di un tocco di malinconia, sottesa anche a sorrisi che qua e là traspaiono.

Daniele intravede in un "cielo stellato", nel profumo del mare, l’evasione dalle brutture della realtà. Una semplice stella o un profumo, filtra il mondo, lo allontana, lo abbellisce, sublima i sentimenti, annulla le paure, cancella l’ansia del domani e il timore dell’oggi, aprendo un varco fra l’esteriorità e l’interiorità di un’anima semplice. >>

<<Le poesie di Daniele, sono scritte di getto, "a quel modo ch’e’ ditta dentro" come diceva Dante, in versi liberi nella struttura, nella forma, nel ritmo, infranto ogni schema di classica memoria. –ha affermato la prof..ssa Caso - Sono poesie brevi e la brevitas è quel quid che conferisce immediatezza ai versi, li rende godibili come ci hanno insegnato Saffo, Mimnermo e il grande Callimaco ha poi coraggiosamente codificato, aprendo la strada ad un altro grande …Catullo. Nugae, "cosucce", definisce il grande poeta latino i suoi immortali versi …"POCHE PAROLE" definisce Daniele queste sue riflessioni….>>

Tra un intervento e l’altro, i relatori hanno declamato alcune poesie di Daniele, accompagnati alla chitarra da Salvatore Esposito, alunno anch’egli del Gandhi.

I relatori hanno, inoltre, evidenziato momenti e temi dei versi, ponendo l’accento ora su aspetti prettamente tecnici e formali, ora sui contenuti e sui messaggi.

Nella conclusione i relatori hanno evidenziato i molteplici valori che assume la poesia nella società contemporanea: poesia come sogno, sogno sognato e sogno da sognare; poesia come cultura; poesia come momento di riflessione; poesia come bisogno di comunicare e di esprimersi….

Tutti coloro che hanno avuto la sensibilità di partecipare all’evento hanno ascoltato con grande interesse sia le poesie, sia le riflessioni dei relatori. Tra i presenti, il dirigente del Torrente, prof. De Rosa si è complimentato con il giovane poeta e ha ricordato quando anch’egli, giovinetto, componeva versi, così come tanti di noi, da adolescenti, amavano affidare alla carta pensieri e segreti stati d’animo, ma poi, divenuti adulti, presi dalla routine, hanno abbandonano la vena poetica.

Il prof. Gambuti, scrittore e giornalista, si è complimentato sia per l’organizzazione di questo momento di magia , gustato evidentemente da tutti , come ha dimostrato il religioso silenzio che ha accompagnato la lettura delle poesie e le relazioni, sia per le abilità evidenziate da Daniele, invitandolo a continuare a coltivarle.

La prof.ssa Giacometti, docente e regista teatrale, ha sottolineato le grandi potenzialità dei giovani ed il nostro dovere di incoraggiarli, alimentando la fiducia in sé e nel domani, senza dipingere il futuro a fosche tinte.

Daniele Capuozzo, giovane promessa del firmamento poetico, ha ringraziato i relatori per averlo accompagnato nella presentazione del testo prima a Napoli e poi a Casoria, quindi ha spiegato quali sono stati i motivi che lo hanno ispirato e i tanti perché degli argomenti scelti. Il titolo della silloge "Un ragazzo che non c’è", come ha precisato, indica la capacità di oggettivare sentimenti ed emozioni come se appartenessero ad un altro; di guardare se stesso, spersonalizzandosi.

L’auditorium era affollato da docenti delle scuole del territorio; da rappresentanti delle forze dell’ordine, tra cui il comandante Giordano e i comandanti Navas e Dimino; da personalità di spicco del mondo religioso, della cultura, della politica, tra cui: l’On Angelo Marino della Regione Campania, Gennaro De Mare, l’Ass. PI di Arzano prof Angelo Camarca. Tra i presenti anche tanti giovani, studenti e non, che hanno acquistato con piacere il testo per leggerlo e gustare la bellezza della poesia.
 

 

Vittoria Caso

28/01/2011

 

 

Si è tenuta Giovedì 20, presso la sala conferenze in via A. Torrente, il ventinovesimo Distretto scolastico, la presentazione della raccolta poetica del giovane autore casoriano Daniele Capuozzo. Oltre ad un gran numero di giovani, hanno partecipato all’evento autorità civili, politiche, militari e religiose. Le poesie di Daniele sono state in parte lette e commentate dal professor Francesco Palladino e dalla professoressa Vittoria Caso, sulle note musicali del chitarrista Salvatore Esposito. <<Le riflessioni di ragazzi e ragazze – ha esordito Palladino - aiutano noi adulti in un’impresa certamente non facile: comprendere il complesso universo giovanile. E’ sicuramente per tanti adulti una sorpresa cogliere la profondità del loro sentire>> Entrando nel vivo dell’argomento, ha aggiunto: <<Delicatezza e dolcezza sono i tratti caratterizzanti questi versi , non privi di un tocco di malinconia, sottesa anche a sorrisi che qua e là traspaiono. Daniele intravede in un “cielo stellato”, nel profumo del mare, l’evasione dalle brutture della realtà. Una semplice stella o un profumo, filtra il mondo, lo allontana, lo abbellisce, sublima i sentimenti, annulla le paure, cancella l’ansia del domani e il timore dell’oggi, aprendo un varco fra l’esteriorità e l’interiorità di un’anima semplice. >> <<Le poesie di Daniele, sono scritte di getto, “a quel modo ch’e’ ditta dentro” come diceva Dante, in versi liberi nella struttura, nella forma, nel ritmo, infranto ogni schema di classica memoria. – ha affermato la professoressa Caso - Sono poesie brevi e la brevitas è quel quid che conferisce immediatezza ai versi, li rende godibili come ci hanno insegnato Saffo, Mimnermo e il grande Callimaco ha poi coraggiosamente codificato, aprendo la strada ad un altro grande …Catullo. Nugae, “cosucce”, definisce il grande poeta latino i suoi immortali versi …“POCHE PAROLE” definisce Daniele queste sue riflessioni….>> Il libro di Daniele, dal titolo “Un ragazzo che non c’è”, era già stato presentato al Maschio Angioino di Napoli. Daniele è un giovane che parla ai giovani, attraverso le sue poesie. Queste ultime sono il frutto di emozioni,  riflessioni, parole non dette, ferite, drammi ed esperienze vissute dal giovane studente del liceo Gandhi. La raccolta poetica di Daniele è divisa in cinque sezioni: affetti familiari, esseri umani, sogni e sensazioni individuali, amore, ed infine quelli che lui stesso definisce “versi di argomento vario”. Dolcezza e delicatezza prevalgono nei versi del giovane autore, che appare lievemente malinconico. Tra analogie e metafore si rintanano i suoi pensieri. I versi sono inoltre caratterizzati dalla brevitas, le riflessioni di Daniele sono infatti di poche parole. Queste esprimono la sua visione della realtà, il suo bisogno di crescere, la sua difficoltà di vivere in questo mondo così complesso, la sua voglia di comunicare, la sua esigenza di cambiamento …  L’evento si è concluso con l’intervento del giovane poeta, che ha raccontato di se stesso, dell’origine delle sue poesie. Le sue poesie risalgono ai tempi delle medie, quando un discorso del suo insegnante di religione lo colpì particolarmente. Il titolo “Un ragazzo che non c’è”, non è altro che la descrizione del narratore: un osservatore esterno, un ragazzo che non vive all’interno della società, ma che guarda la città e ne evidenzia l’aspetto frenetico. I versi di Daniele sono stati da lui scritti in orari insoliti e derivano dalla sua spontaneità. Questo giovane ragazzo, di soli quindici anni, è certamente motivo di vanto per la nostra città ed è anche dimostrazione che si può riuscire ad emergere con la sola forza del talento.

di Rosa Davide

 L'altro Lato 29/01/2011

 
 
 

Cosmoggi ANNO XVII NUMERO 1 - 2 FEBBRAIO/MARZO 2011

 

L'ALTRO LATO Anno III n° 15 - 16/04/2011
A cura di Alessia Mocci

“Mattine di domenica/ che ero su da te./ Ricordo appassito di/ un tepore nel gelido inverno,/ mentre si cucinava io ero lì a guardare./ Ora mi ritrovo a scrivere,/ sognando sulle note dell’arpa celtica./ E su un arpeggio e l’altro, ricordo,/ quei momenti di puro amore.” – “Casa della nonna”
“Un ragazzo che non c’è”, edito nel edito nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Poesia” curata da Gioia Lomasti, è una raccolta poetica pubblicata da Daniele Capuozzo.
Sono liriche brevi che assottigliano i sentimenti ai versi, sono liriche trasparenti che rendono il lettore un amico fidato nel quale interferire con le proprie confidenze intime.
Liriche di un solo verso, di due versi e di tre, una brevità che trasmette un lungo ragionamento in luogo della prolissità scenica.

Daniele Capuozzo è stato molto gentile nel rispondere ad alcune domande sulla sua pubblicazione e su se stesso. Buona lettura!

A.M.: Quando nasce la tua passione per la poesia?
Daniele Capuozzo: La mia passione per la poesia nasce circa cinque anni e mezzo fa, tra la seconda e la terza media, quando, quasi per caso, scrissi la mia prima poesia e da allora non mi sono più fermato.

A.M.: Hai dei poeti che continui a considerare i tuoi maestri?
Daniele Capuozzo: Adoro Pablo Neruda e Fabrizio de Andrè e spero di poter imparare molto dalle loro liriche che ad ogni rilettura mi danno emozioni nuove e sempre più profonde.

A.M.: Raccontaci qualcosa di “Un ragazzo che non c’è”.
Daniele Capuozzo: “Un Ragazzo che non c’è” nasce nel periodo tra la seconda e la terza media, quando scrissi la prima poesia dal titolo “Salvami” dopo un discorso sulla fede di un mio ex professore di religione, da quel momento in un paio di mesi la raccolta era conclusa. Parlai ai miei di queste mie composizioni e del desiderio di pubblicarle, ma in un primo momento non vollero e quindi per molto tempo sono rimaste chiuse in un cassetto, fino a quando contattai la casa editrice Rupe Mutevole tramite un’ amica che già aveva pubblicato consigliandomi la persona che mi presentò agli editori, la mia attuale grande amica e consigliera Gioia Lomasti già alla direzione editoriale della collana di poesia, a Luglio del 2010 il sogno è diventato realtà.

A.M.: Utilizza cinque aggettivi per descrivere “Un ragazzo che non c’è”.
Daniele Capuozzo: Spontaneo perché il ragazzo che non c’è guarda il mondo da un angolo e meraviglia dopo meraviglia di getto lo descrive;
Intenso perché ogni poesia deriva da un sentimento.
Delicato come solo i versi possono essere
Conciso poiché io credo che il pathos non deve essere diluito in troppe parole
ed, infine, semplice perché spero che le mie poesie possano essere assaporate da tutti e credo che la retorica appesantisce e fluidifica la poesia.

A.M.: Hai una lirica preferita all’interno della silloge?
Daniele Capuozzo: Sì, ho una poesia preferita, “Borgo”, o meglio alla quale mi sento più legato poiché l’immagine di questo borgo ogni giorno che passa è sempre più utopistica.

A.M.: Pensi che la tua raccolta poetica abbia un target di lettori definito?
Daniele Capuozzo: Presumo, o almeno mi auguro, che sia un libro per tutte le età.

A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?
Daniele Capuozzo: L’ultimo libro che ho letto è “L’interpretazione dei sogni” di Freud e il film “Eyes wide shut” di Kubrick.

A.M.: Cosa ne pensi della casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?
Daniele Capuozzo: Rupe Mutevole è una casa editrice, a mio avviso, piuttosto strana, perché se dal punto di vista della disponibilità la consiglierei, per la distribuzione, almeno al sud non la consiglio. In definitiva la consiglierei ad un autore da Firenze in su.

A.M.: Hai qualche novità per i restanti mesi del 2011?
Daniele Capuozzo: In realtà avrei in programma la pubblicazione di una nuova raccolta di poesie.

A.M.: E, noi, aspetteremo la nuova raccolta, per il momento ti si augura buona fortuna!

 

 

D.1- A che età hai iniziato a scrivere poesie? Hai prima scritto in prosa?

R. D.C.:

Ho iniziato a scrivere poesie quando avevo undici anni nel periodo a cavallo tra la fine della seconda media e l’inizio della terza; non ho mai scritto in prosa, e per ora non intendo farlo.

 ---

D. 2-Ti è sempre piaciuto scrivere poesie?

R.D.C.:

Scrivere poesie è per me la liberazione di una parte del mio spirito, è come dare la voce ad un’altra persona che alberga in me stesso, quindi sì mi è sempre piaciuto!

 ---

D. 3-In genere cosa ti spinge a scrivere poesie?

R.D.C.:

È piuttosto difficile da spiegare, per me è come un riflesso spontaneo poetare, è insito in me da quando avevo 11 anni, è automatico, è parte di me.

 ---

D. 4-Le tue poesie sono cariche di patos e di amore, ti sei mai chiesto  il motivo?

R. D.C.:

Per me la poesia esiste per comunicare un’emozione che va dalla persona che la scrive al lettore, passando per la penna, quindi, usando un’espressione platoniana, sono copia della realtà, dove la realtà è l’emozione. 

 ----

D. 5-Il tuo ambiente ha avuto un'importante un'influenza sul tuo poetare?

R. D.C.:

Nel mio ambiente, inteso come "ragazzi della mia età", non ci sono grandi estimatori della poesia, quindi se dovessi dire che mi hanno in qualche modo incoraggiato a scrivere, non sarebbe corretto, tuttavia mi sono sempre circondato, e mi hanno circondato persone di grande cultura, che forse, anche indirettamente, mi hanno ispirato. Anche se mi sento di annoverare tra le persone che sicuramente sono state importanti per la pubblicazione dei libri: mia sorella, il mio amico Jacopo e le mie tre amiche:  Daniela, Mariantonietta e Martina!

---

D. 6-Parlaci delle sensazioni che provi nello scrivere una poesia ...

R. D.C.:

…È difficile spiegare: tutto comincia da una forte “stretta” alla bocca dello stomaco che comunica al mio cervello di prendere immediatamente una penna, poi il tutto viene da sé, come se partisse più che altro proprio da quella stretta alla bocca dello stomaco che ha voglia di liberarsi.

 ---

D. 7- Le tue emozioni che travolgono il lettore nascono da specifiche energie. Ritieni che queste siano fondamentali nel vivere umano? Se si perché?

R. di D.C.:

Questo dipende da che tipo di energie andiamo a considerare, se le paragoniamo a delle emozioni vissute, a degli stati d’animo o sentimenti io ritengo che siano necessari, perché senza le quali non potremmo vivere, semplicemente per il fatto che non avremmo uno scopo nella vita.

 ---

D. 8-Fra poesia e prosa cosa preferisci e perché.

R di D.C.:

Personalmente preferisco scrivere in poesia, poiché essa mi affascina, mi affascina giocare con la metrica, con la disposizione dei versi: la trovo più creativa, ma anche più musicale, in un certo senso e più elegante, ma amo la poesia soprattutto perché assieme alla musica, secondo me è il veicolo del pathos. 

 ---

D. 9-Ci riporti un fatto che ti ha ispirato una poesia al punto di ricordarlo?

R. di D.C.:

Ricordo che un giorno di fine estate, passeggiando per Itri, una cittadina del basso Lazio, vidi un vecchietto fuori al bar centrale, consumato dalle rughe e dal suo intenso vissuto, che se ne stava lì immobile tutti i giorni con gli occhi costantemente umidi a bere seduto al solito tavolino il suo quartuccio di vino rosso ricordando il passato, poiché oggi solo quello gli rimaneva (me lo spiegò un giorno che incuriosito gli chiesi chi fosse) in quanto i figli erano cresciuti e accecati dal loro avvenire erano andati fuori abbandonandolo, aveva perso la moglie da anni e ormai non aveva più amici né familiari.

 ---

D. 10-C'è un motivo particolare che ti ha spinto a scrivere un libro?

R. di D.C.:

Sì, come ti ho detto prima, io credo che lo scopo della poesia è condividere emozioni e restando chiuso in un cassetto si sarebbe soltanto riempito di polvere.

---

D. 11-Hai intenzione di pubblicare ancora libri?

R. di D.C.:

Sì, è in programma una nuova pubblicazione che sarà sempre in forma di raccolta di poesie e intanto sto lavorando ad un’altra raccolta.

 ----

D. 12- Hai una simpatia particolare per qualche poeta? Se si, quale?

R. di D.C.:

Sì, in realtà sono due i miei poeti preferiti, Pablo Neruda e Fabrizio De Andrè che anche se è stato un cantante, dal mio punto di vista le sue canzoni sono vere e proprie poesie.

 ----

D. 13- Ci sono dei libri che non leggeresti mai?

R. di D.C.:

No, per me ogni libro ha la dignità di essere letto, se non altro per poter dire: “Questo libro mi pace perché…” o in caso contrario: “Questo libro non mi piace perché…” senno cadrei nel pregiudizio che è un atteggiamento che mi ripugna.

 ----

D. 14-Secondo te, chi scrive lo fa per se stesso?

R. di D.C.:

Secondo me chi scrive lo fa più che in vari modi, lo fa in vari momenti: in un primo momento, lo fa per se stesso, stabilisce un intimo contatto tra l’autore e la carta rotto solo dalla penna, ma dopo sente il bisogno di poter condividere il proprio lavoro con gli altri; quindi direi che scrivere per gli altri è fondamentale, ma consequenziale allo scrivere per liberare il proprio interiore.

----

D. 15-Sveleresti un sogno che vorresti vedere realizzato?

R. di D.C.:

Sinceramente, vorrei più di tutto che l’Italia mi desse la possibilità di poter avere un sogno realizzabile sia per me che, eventualmente un domani per i miei figli e i figli dei miei figli: quindi posso dire con assoluta sicurezza che questo è il mio più grande sogno che vorrei vedere realizzato.

---

D. 16: Ci  puoi accennare  brevemente qualche cosa sulla tua  prossima pubblicazione?

R. di D.C.:

La mia prossima pubblicazione vedrà un narratore (sempre in poesia) più maturo che si trova ad affrontare una fase diversa dove il mondo è letto in chiave diversa e forse... meno obiettiva.

 

    A cura di Alessandro D'Angelo

Da "il giornale di Casoria"
 Anno II - Numero 11 del 25/03/2012